In campo odontoiatrico attualmente esiste una vasta gamma delle prestazioni praticabili con predicibilità che impone una suddivisione in iperspecialità.

Grazie all’esperienza ed alle specifiche competenze dei professionisti che operano presso lo studio del dr R. Fornara, siamo in grado di offrire una correta risposta ad ogni esigenza dei pazienti.

Per meglio comprendere le possibilità oggi offerte in ambito odontoiatrico, abbiamo realizzato una serie di schede informative che permetta una conoscenza della nostra bocca e di tutto quello che è oggi possibile fare per migliorarla.

Queste brevi informative non esulano dall’indispensabile parere dell’odontoiatra ma si pongono l’obiettivo di essere di utile supporto.

  • Conservativa
  • L’odontoiatria conservativa è una branca dell’odontoiatria restaurativa che si occupa della cura dei denti cariati, delle procedure per l’eliminazione della carie e di quelle relative alla chiusura delle cavità risultanti dall’eliminazione dello smalto e della dentina cariata, tramite l’utilizzo di appositi materiali.

    Le carie possono essere superficiali o profonde. Nel primo caso ci si limita ad asportare parte della dentina e dello smalto interessati dalla carie, otturando il dente con appositi materiali (amalgama d'argento o compositi). L'uso delle amalgame d'argento è stato sostituito ormai dai materiali compositi che per le loro caratteristiche adesive permettono una preparazione della cavità cariosa meno ampia rispetto all'uso dell'amalgama che richiedeva cavità dalle caratteristiche particolari perché fossero ritentive. Nelle carie profonde vi può essere un interessamento della polpa del dente, contenente anche le fibre nervose, e allora si ricorre alla cura canalare detta anche devitalizzazione.

    Il termine conservativa indica l'obbiettivo di tali cure, cioè di conservare i denti altrimenti distrutti dalla carie.

  • Endodonzia
  • Con il termine endodonzia si intende quella branca dell'odontoiatria che si occupa della terapia dell'endodonto, ovvero lo spazio all'interno dell'elemento dentario, che contiene la polpa dentaria (costituita da cellule, come gli odontoblasti e le cellule stellate, da vasi e nervi).

    Si ricorre alla terapia endodontica qualora una lesione (cariosa, traumatica) determini una alterazione irreversibile del tessuto pulpare, fino alla necrosi stessa. È possibile inoltre ricorrere a questa metodica qualora l'elemento dentario debba essere coinvolto in riabilitazioni protesiche che, a causa della notevole riduzione di tessuto dentale stesso, determinerebbero un'alterazione pulpare irreversibile (necrosi pulpare per cause iatrogene).

    La terapia endodontica ortograda è composta da diverse fasi:

    • accesso alla camera pulpare
    • sagomatura con strumenti endodontici manuali (k-files, headstrom, reamers etc.) o meccanici (strumenti in nichel titanio come frese di Gates, Largo, Pro-files etc.), detersione del canale radicolare (acqua ossigenata, ipoclorito di Sodio, calcio-chelanti).
    • sigillatura tridimensionale di tutte le strutture del canale (compresi canali laterali e delta apicale) tramite una gomma termoplastica (Guttaperca) secondo le tecniche di condensazione laterale a freddo, e condensazione verticale a caldo.
    • controllo radiografico
  • Parodontologia
  • La parodontologia è una branca dell'Odontoiatria che studia i tessuti del parodonto (peri = attorno; odons = dente) e le patologie ad esso correlate. Il parodonto è costituito 1 - gengiva 2 - osso alveolare 3 - cemento radicolare (tessuto che ricopre la radice del dente) 4 - legamento parodontale. La parodontologia si occupa quindi dell'insieme dei tessuti molli (il legamento periodontale e la gengiva) e duri (cemento e tessuto osseo alveolare) che circondano il dente e che assicurano la sua stabilità nell'arcata alveolare (in condizioni di salute). La parodontologia, si occupa anche delle malattie che interessano il parodonto, queste vengono chiamate genericamente malattie parodontali o parodontopatie, o piorrea (termine storico oggi ancora utilizzato nella popolazione).

    La malattia parodontale è una malattia che ha una componente batterica, quindi infettiva, ma questa non è sufficiente a portare la malattia parodontale.

    Si calcola che almeno dieci milioni di italiani soffrano di tali malattie dopo i trenta anni di età; con la malattia parodontale si perde "attacco" (attacco epiteliale, che in realtà non si perde, ma si sposta apicalmente, allontanandosi dal dente verso la radice) e osso alveolare. Queste modifiche anatomiche del parodonto sono conseguenze della malattia portano a due possibili manifestazioni cliniche: 1 - recessione gengivale (gengiva abbassata che si evidenzia con un dente più lungo) 2 - tasca parodontale (gengiva nella posizione corretta, ma l'osso e l'attacco si sono spostati apicalmente lungo la radice, formando così uno spazio vuoto chiamato tasca parodontale).

  • Implantologia
  • Per implantologia (dentale) si intende quell'insieme di tecniche chirurgiche atte a riabilitare funzionalmente un paziente affetto da edentulismo totale o parziale mediante l'utilizzo di impianti dentali ovverosia elementi metallici inseriti chirurgicamente nell'osso mandibolare o mascellare, o sopra di esso ma sotto la gengiva, atti a loro volta a permettere la connessione di protesi, fisse o mobili, per la restituzione della funzione masticatoria. Tali impianti possono essere di diverse forme inseriti in diverse sedi con varie tecniche e poi connessi alle protesi con diverse tempistiche.

    Attualmente gli impianti sono quasi tutti realizzati in titanio. I più utilizzati sono quelli a vite di tipo endosseo, nella maggioranza dei casi lasciati sommersi sotto gengiva per un periodo congruo in base alla sede. L'implantologia dentale si suddivide quindi in endossea e iuxtaossea, quest'ultima utilizzante solo impianti a griglia con moncone fisso non sommerso e quindi per sede e modalità di carico non osteointegrabili se realizzati in cromo-cobalto-molibdeno o anche osteointegrabili se realizzati in titanio ed inseriti con apposite tecniche chirurgiche favorenti la neoformazione ossea al disopra della loro struttura.

    Quella endossea è estremamaente più diffusa, utilizza impianti (corpo implantare propriamente detto) di forma cilindrica/conica più o meno filettati all'esterno e con connessione interna a varia conformazione peer la parte emergente (moncone) e più raramente cilindri o coni privi di filettatura esterna ma con analoghi sistemi di connessione interna per il moncone, viti piene di un solo corpo (corpo implantare e moncone realizzati dal pieno e quindi senza alcuna connessione) lame ed aghi. In base al protocollo chirurgico avremo quindi implantologia sommersa e non (transmucosa); in base alla tempistica di utilizzo (funzionalizzazione)avremo carico immediato, anticipato, differito.

    L'implantologia endossea si divide fondamentalmente in due grandi scuole: quella italiana e quella svedese. L'implantologia di scuola italiana e storicamente precedente, meno diffusa ma concettualmente altrettanto importante quanto la seconda. Alla scuola italiana si deve l'introduzione del primo impianto specificamente progettato per il carico immediato, l'introduzione del titanio nella produzione degli impianti (Stefano M. Tramonte), l'introduzione dell'area di rispetto biologico sui corpi implantari, e la saldatrice endorale (PL. Mondani).

    Alla scuola svedese si deve la metodica di "osteointegrazione", sviluppata per primo da Per-Ingvar Branemark, basata sul carico differito e tesa a rendere più controllabile il successo dell'intervento implantologico: prevede l'utilizzo di impianti endossei a vite ed a connessione protesica, con carico differito, ovvero attesa 3-4 mesi in mandibola e 5-6 in mascella. Il protocollo originale di Branemark è stato variamente modificato così come gli impianti utilizzati, per accorciare i tempi di quiescenza degli impianti ed in definitiva dei tempi generali del trattamento. La scuola svedese ha prodotto importantissime innovazioni sia nella tecnologia di produzione e sia nelle tecniche chirurgiche: adozione dei trattamenmti di superficie per ii corpi implantari, tecniche di rigenerazione tissutale sia ossea sia mucosa, tecniche di augment sia in senso verticale e sia in senso orizzontale ed in generale tutte quelle tecniche chirurgiche atte a rendere più adeguato il sito implantare all'inserzioni di questi impianti, per loro natura assai meno adattabili alle condizioni anatomiche degli impianti di scuola italiana.

    Il materiale più utilizzato per la produzione di impianti è il titanio, in forma commercialmente pura o nelle sue leghe ad uso dentale, materiale biocompatibile che non comporta reazioni da parte dell'organismo (popolarmente ma erroneamente note come rigetto). Gli impianti, posizionati nell'osso del paziente, verranno fortemente inglobati in esso dai fisiologici meccanismi della rigenerazione ossea, ossia avverrà la osteointegrazione sia in caso di carico differito (scuola svedese) e sia in caso di carico immediato (scuola italiana).

  • Chirurgia orale
  • La chirurgia odontostomatologica (o chirurgia orale) si occupa di estrazioni dentali, di residui radicolari; rimozione di radici o di denti inclusi o semi-inclusi nell'osso; asportazione dell'apice del dente coinvolto in processi infiammatori non trattabili con la sola endodonzia, asportazione di cisti e piccole neoformazioni del cavo orale, elevazione del pavimento del seno mascellare mediante innesto di biomateriali a scopo implantoprotesico, estrazione di denti sani in casi di affollamento dentario ai fini di una corretta terapia ortodontica. Include anche l'implantologia e tutti gli interventi chirurgici eseguiti a scopo preimplantare, come chirurgia ricostruttiva ossea, innesti ossei con osso del paziente o sintetico, rigenerazione ossea guidata con membrane.

  • Ortodonzia tradizionale
  • L'ortodonzia è quella particolare branca dell'odontoiatria che studia le diverse anomalie della costituzione, sviluppo e posizione dei denti e delle ossa mascellari. Essa ha lo scopo di prevenire, eliminare o attenuare tali anomalie mantenendo o riportando gli organi della masticazione e il profilo facciale nella posizione più corretta possibile.

    La pratica ortodontica consiste sostanzialmente in due tipi di terapia che molto spesso sono consequenziali.

    • Apparecchi attivi: agiscono direttamente con la loro forza quando viene attivata (es. apparecchi con viti, archi, molle ecc...)
    • Apparecchi passivi: sfruttano le forze masticatorie essendo di per sé inattivi (es. placca vestibolare, piano inclinato, ecc...)

    Principali componenti biomeccaniche

    • Forza: viene applicata per ottenere il risultato diagnosticato, è opportuno dosarla adeguatamente per evitare di causare errori che potrebbero risultare irreparabili. Quando si ha il tempo necessario è preferibile quindi applicare forze di poca intensità (spesso per ragioni di tempo si verifica purtroppo il contrario).
    • Pressione: essa viene esercitata sui tessuti orali mediante la suddetta componente (forza), alla quale è quindi strettamente collegata; il risultato è dato dal riassorbimento del tessuto alveolare e conseguente opposizione ossea (spostamento del dente nella direzione voluta).
    • Ancoraggio: è la resistenza opposta alle forze dinamiche orizzontali, interessa un buon numero di denti in quanto gli elementi di ancoraggio devono sempre essere di gran lunga superiori agli elementi sotto pressione (rapporto minimo di 2 a 1 ma al lato pratico questo difficilmente si verifica).
    • Ritenzione: è la resistenza opposta alle forze dinamiche verticali; essa si avvale in particolar modo dei sottosquadri, soprattutto quelli prossimali.

    Le tre classi dentali

    La cura delle dismorfosi facciali ha radici molto antiche, basti pensare al tentativo di correggere la ipermandibulia (III Classe scheletrica) della famiglia regnante degli Asburgo. Ma è solo agli inizi del Novecento che negli USA si classifica il problema con senso critico e scientifico; infatti con E. Angle, in base alla posizione relativa dei primi molari permanenti (superiori e inferiori) che si distinguono le malocclusioni in tre classi.

    • La I Classe dentale è la più rappresentata nella popolazione nord-europea (vichinghi): il molare superiore (cuspide mesio-vestibolare) occlude nel solco tra la cuspide mesiale e centrale del primo molare inferiore > il canino superiore si incastra dal lato vestibolare tra canino e premolare inferiore.
    • La II Classe dentale è la più rappresentata nella popolazione indoeuropea dove il baricentro del corpo sta davanti e la mandibola cresce e si sviluppa in posizione distale rispetto al cranio> pertanto il molare superiore (cuspide mesio-vestibolare) si incastra tra le creste marginali di secondo premolare e primo molare inferiore.
    • La III Classe dentale (Asburgo)si riscontra prevalentemente nelle razze asiatiche con diverse tipologie e sono associazioni di ipersviluppo mandibolare e iposviluppo mascellare con varie gradazioni di crescita: il molare superiore (cuspide mesio-vestibolare) occlude dopo il solco distale del molare inferiore.

    Questa è solo una classificazione clinica, ma esistono miliardi di possibili variazioni nella popolazione mondiale.

  • Ortodonzia estetica
  • Ortodonzia invisibile, Invisalign

    È una terapia ortodontica praticamente invisibile, utilizzata per migliorare il sorriso senza l’utilizzo di apparecchi fissi, ci si avvale di una serie di allineatori trasparenti avvalendosi di un programma in 3D che permette di valutare e vedere in anticipo gli effetti della terapia.

    I vantaggi sono evidenti è estetico perché trasparente, comodo perché personalizzato, rimovibile e soprattutto efficace.

  • Protesi mobile
  • Con il termine "protesi mobile" si intendono tutte le protesi atte alla sostituzione di intere arcate o parti di essa. Sono definite mobili in quanto possono essere rimosse facilmente dal paziente durante l'arco della giornata.
    Protesi mobili sono la protesi totale, la protesi parziale e la protesi mista-scheletrata.

    Protesi parziale

    La protesi parziale si ancora tramite ganci o attacchi ai denti rimanenti. Quando la protesi parziale ha una struttura di sostegno metallica viene definita protesi scheletrica o scheletrato e se mista con attacchi di precisione su elementi pilastro viene detta protesi combinata.si può realizzare anche una protesi tipo scheletrato in acetalica o termopressata senza ganci in metallo. È anche realizzabile una protesi Flexite, a base di nylon e quindi senza metallo e con caratteristiche di biocompatibilità e flessibilità.

    Protesi totale

    La protesi totale rientra tra i dispositivi afisiologici, in quanto i carichi masticatori vengono completamente scaricati sulla mucosa e sull'osso sottostante, perché denti residui o radici vengono a mancare (edentulia). Ha quindi il compito di ristabilire completamente le funzioni masticatorie, nell'esecuzione di questa protesi bisogna rispettare il profilo del viso (profilo facciale). Essa è meglio definita "mobile totale" in quanto risulta essere un dispositivo che il paziente stesso può rimuovere e reinserire in qualsiasi momento della giornata).

    È un dispositivo atto a sostituire intere arcate ormai edentule, e da una struttura di sostegno in resina acrilica.I denti utilizzati sono denti del commercio sia in ceramica (poco utilizzati) che in resina acrilica o composita.Con i denti prodotti attualmente si ottengono ottimi risultati estetici; fondamentale è l'abilità dell'odontotecnico che, in particolare per i denti frontali riesce a conferire alla protesi un aspetto naturale che ben si adatti al viso e alle espressioni del paziente.

  • Protesi fissa
  • La protesi fissa viene fissata agli elementi pilastro con la cementazione e non può essere rimossa dal paziente. In base alle funzioni si distinguono tre tipi di protesi fissa:

    • protesi fissa di ricostruzione: ha il compito di ricostruire le parti anatomiche del dente asportato e preservarlo quindi dalla completa distruzione (es. corone, intarsi, perno a moncone);
    • protesi fissa di sostituzione: sostituisce completamente con elementi particolari i denti naturali (es. elementi intermedi di protesi a ponte);
    • protesi fissa di fissazione: ha la proprietà di bloccare e distribuire correttamente le forze masticatorie (es. ferule di fissazione).

    Tali elementi se si ancorano sul dente o radice residuo vengono definiti corone, se poggiano sui denti adiacenti (opportunamente limati) con il fine di ripristinare denti mancanti ponti e se sono inseriti su impianti inseriti nell'osso sono definite protesi su impianti. Sono definite protesi fissa anche le faccette, che consistono in gusci di ceramica da applicare sui denti anteriori per finalità estetiche o funzionali.

    Corone
    Le corone sono protesi per denti singoli dei quali almeno la radice è conservata. Si ancorano o al dente opportunamente preparato (moncone) o, tramite perni endocanalari, alla radice (corona Richmond). Le corone, come anche gli elementi di ponte possono essere in metallo, metallo ceramica, solo ceramica. Correntemente si stanno presentando altri materiali utili per la protesi fissa.

    Ponti

    Nei ponti l'elemento dentario estratto viene sostituito da una protesi che comprende anche gli elementi dentari adiacenti che vengono per questo ridotti a monconi e protesizzati anch'essi. L'elemento mancante assieme agli elementi pilastro (i monconi sui quali si appoggia) forma il ponte. Può essere totale cioè comprendere l'intera arcata (protesi a ponte circolare) o parziale comprendente due o più elementi. Gli elementi pilastro devono essere sempre in numero superiore o uguale agli elementi mancanti, se ciò non sussiste si esegue una protesi mista. Può essere totale cioè comprendere l'intera arcata (protesi a ponte circolare) o parziale comprendente due o più elementi. Per travata si intende la parte di struttura destinata a sostenere l'elemento o gli elementi mancanti.

  • Igiene e prevenzione
  • Igiene orale:
    si intende la pulizia della cavità orale ed in senso più esteso tutte quelle manovre per ottenerla, siano esse a livello domiciliare che a livello professionale.

    Igiene orale professionale:
    con questa definizione si comprendono tutte quelle manovre praticate dal professionista al fine di eliminare tutti i residui accumulati.
    Le manovre possono essere differenti:

    • ABLAZIONE DEL TARTARO: rimozione del tartaro sopra-gengivale
    • POLISH: lucidatura delle superfici dentarie mediante pasta da profilassi
    • LEVIGATURA RADICOLARE: rimozione del tartaro sub-gengivale
    • CURETTAGE: rimozione tessuto gengivale non sano

    La prevenzione:
    per effettuare una corretta prevenzione è fondamentale un ruolo attivo del paziente così da poter perseguire insieme l’obiettivo di una corretta salute orale.

    La prevenzione si può classificare in tre livelli:
    primaria: ovvero si mira al controllo ed all’informazione per poter far si che la malattia non si presenti
    secondaria: intercettando la patologia ed il danno procurato precocemente attuando visite e controlli periodici
    terziaria: limitando e rimediando a danni  ormai evidenti e prevenendo problematiche conseguenti alla patologia in atto

  • Cone Beam
  • Negli anni novanta del secolo passato, gruppi di ricerca giapponesi ed italiani hanno appositamente sviluppato una tecnica di indagine radiologica tridimensionale per il distretto maxillo-facciale: la Cone Beam Computed Tomography (CBCT).
    Anche in ambito odontoiatrico la radiologia rappresenta un’indispensabile mezzo per poter fare diagnosi corrette evitando al paziente inutili trattamenti.

    Negli ultimi anni sono state messe a disposizione degli odontoiatri apparecchiature radiografiche in grado di acquisire un volume di dati che grazie a potenti softwares vengono “tradotte” in ricostruzioni tridimensionali estremamente precise delle strutture anatomiche. Quello che qualche anno fa si faceva con una TAC (tomografia assiale computerizzata) oggi è possibile farlo con una CBCT con molti vantaggi in più per gli operatori ma soprattutto per i pazienti.

    Mentre le radiografie tradizionali (es: radiografie endorali e panoramiche) offrono immagini bidimensionali con relativa sovrapposizione delle differenti strutture anatomiche e possibili alterazioni dimensionali, i sistemi CBCT permettono di ricostruire le strutture in modo tridimensionale consentendo così di:

    • acquisire un volume di dati (regione del distretto maxillo-facciale) senza deformazione geometrica;
    • permettere di esportare i dati e di poterli elaborare con un software dedicato al fine di ottenere immagini ad alta definizione in tutti e tre i piani dello spazio (tridimensionali).
    • esporre il paziente ad una dose di radiazioni infinitamente più bassa rispetto alle Tomografie Computerizzate convenzionali. 

    I tomografici Cone Beam trovano applicazione in ambito chirurgico (implantologia, valutazione di denti inclusi e loro rapporti con strutture anatomiche adiacenti), in quello gnatologico e ortodontico (valutazione delle articolazioni temporo-mandibolari; valutazione basi ossee) e in campo endodontico (es: indagine della corretta anatomia endodontica e delle lesioni periapicali).

    Sulla base di queste fondamentali premesse il dottor Roberto Fornara ha deciso di investire in questa tecnologia e più precisamente nello strumento che reputa essere oltre che il più completo anche il più testato per quanto riguarda l’esposizione di radiazioni:
    Orthophos XG 3D della Sirona, leader mondiale nell’imaging radiologico (www.sirona.it). 

    Il nostro obiettivo è offrire uno strumento diagnostico che permetta di avere immagini più dettagliate delle strutture anatomiche.

    Il tutto si traduce in:

    • diagnosi più precoci delle patologie;
    • migliore programmazione del piano di lavoro;
    • migliore prognosi delle cure offerte;
    • minori costi;
    • minor dose di radiazione per il paziente.

    Il tomografico Orthophos XG 3D offre inoltre la possibilità di variare, a seconda delle diverse applicazioni, il campo di indagine (fino ad un minimo di 5x5.5cm). In questo modo è possibile focalizzare l’attenzione solo sulle strutture interessate e riducendo la quantità di radiazioni assorbite dal paziente.

    Oltre alla CBCT possono essere effettuate con standard sempre al top le radiografie convenzionali (ortopantomografia, radiografia dell’articolazione temporo mandibolare,  etc).

    Come si effettua l’esame. Tecnicamente è come fare una radiografia panoramica; l’esame ha una durata complessiva inferiore ai 30 secondi con una esposizione effettiva alle radiazioni compresa tra 3 e 5 secondi.


Istituto Stomatologico Italiano MILANO 18/05/2017
Gruppo di Studio in Endodonzia
 
Show Room Dental Trey Milano 22/05/2017
Corso intensivo teorico-pratico di endodonzia
 
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